Come concepisce la morte chi concepisce la vita? La risposta delle filosofe
di Assunta Salituro
Un dibattito immaginario. I libri dialogano attraverso le voci dei loro scrittori. Il cuore del confronto è la morte. Cosa significa morire? “Angoscia”, “pura possibilità”, “compimento del proprio destino” sono le parole dei filosofi. Diventano polvere. Le voci delle filosofe irrompono, per parlare della vita e dell’esperienza quotidiana del morire. La morte può essere solo concepita. E lo fa chi concepisce la vita. Ovvero le donne.
Marzo 27, 2007 alle 7:03 pm |
Ritorno con la memoria alle lezioni di filosofia. Cerco di ricordare i “grandi filosofi” che mi hanno modellato il modo di ragionare, che hanno scolpito l’elenco dei temi sui quali non posso non riflettere e constato con sorpresa che sono tutti uomini.
Poco male fino a ieri, o meglio fino a quando non mi ero mai domandato se ci fosse una approccio diverso alla vita (e alla morte) dovuto al genere di appartenenza.
Eppure ho sempre avuto davanti agli occhi l’altra metà dell’universo, ho sempre visto come sia diverso l’approccio alle cose, la comprensione profonda e istintiva per la vita che la donna porta in dote. Ma nella ricerca dei massimi sistemi, dell’infrastruttura prima, del principio fondante ho perso di vista il quotidiano, la realtà altrettanto concreta che la vita e la morte si sviluppano nel viverle giorno dopo giorno.
Chi se non una donna avrebbe potuto ricordare a noi, così europei, che non necessariamente siamo mortali, ma siamo sostanzialmente nati.
Meno male che ci sono loro. Vivessimo in un mondo di soli uomini ci saremmo già trucidati in qualche eroica guerra sui principi!