di Lorena Zerbin
Nell’Inghilterra vittoriana della rivoluzione industriale, Frankenstein è un’opera “contro”, che getta un’ombra sull’infinito progresso dell’umanità, cui sembra non credere, e sulle “magnifiche sorti e progressive” del “secol superbo e sciocco” di cui, di lì a pochi anni, parlerà Leopardi nella Ginestra.
Un’opera, dunque, tipicamente femminile, che respinge i facili entusiasmi maschili e ne mette in luce tutte le debolezze, gli aspetti puerili che rendono l’uomo, anche quello geniale, sempre un po’ bambino.
Marzo 13, 2007 alle 9:02 am |
Una chiave di lettura che mi ha tolto il disincanto (per usare un tuo termine) che quel romanzo mostruoso sia nato da una donna diversa. L’ho sempre immaginata forte, con un immaginazione che aveva del maschile, ben lontana dalla reale condizionde di Mary.
Forse Frankeinstein era davvero un po’ come lei: un mix riuscito male, un esperimento forzato dove l’unico essere che ne soffriva era proprio lei…