Scrivere per insegnare

By scriveredonna

di Alessandra Mazzei

Scrivere è parte cruciale del processo di insegnamento, seppure in prima battuta esso evoca altre attività: spiegare, dare e correggere compiti, valutare, interagire con i discenti, e la scrittura potrebbe sembrare un’attività marginale. Eppure, chi insegna scrive per una pluralità di obiettivi e occasioni.

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2 Risposte a “Scrivere per insegnare”

  1. Angela Dice:

    Da tanti anni vedo ogni giorno una donna, accanto a me, lavorare per questo: scrivere per insegnare. O, più precisamente, insegnare a scrivere. Non, però, a manager o capitani d’impresa che vogliono seguire master di comunicazione o public speeching: la mia mamma da trentadue anni è maestra alle elementari, e il suo pubblico è costituito da bambini dai 6 ai 10 anni. Mia madre non insegna a compitare, e nemmeno una noiosa e arida grammatica: lei fa tutte le cose descritte da Alessandra, certo adattate all’età dell’uditorio, ma insegna a scrivere così. A dare forma al pensiero, a porsi problemi e risolverli con l’incantesimo delle parole. Insegna con amore e competenza, ed è davvero una cosa straordinaria vedere come questi bambini, già alla fine della prima, siano in grado di esprimere la propria intelligenza con la scrittura. Mia madre ha trovato un metodo per fare questo anche con i bambini dislessici, con difficoltà di linguaggio: è una magia. Starei per dire miracolo, ma mi trattengo. E’ una specie di Anne Sullivan di antica memoria. Scusate tutti per il commento un po’ troppo personale e un po’ poco attinente al post, dovrei classificarlo come OT; ma è una bella storia anche questa :-)

  2. annalisa Dice:

    Angela, bello il tuo commento. Non mi sembra affatto OT, anzi. Porsi problemi e risolverli con l’incantesimo delle parole mi pare proprio uno dei messaggi del post di Alessandra: del resto, aiutare a dar forma ai pensieri partendo con domande e proseguendo con nuove domande è forse il primo compito dell’ insegnante di qualunque ordine e grado. :-)
    E a proposito dell’uso di una lingua che si fa capire, ho letto qualche giorno fa un’intervista a Paolo Crepet che ricorda: “quando si ha una visione chiara dei concetti, si può parlare in maniera semplice”.
    Parole forse scontate, che diventano preziose nella quotidianità di molte grandi insegnanti, tra cui di sicuro tua madre.

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