di Anna Fellegara
Appartengo alla generazione di donne che ha cominciato a vivere i temi dell’affermazione dei diritti femminili aspirando alla piena uguaglianza tra i sessi in tutti i campi, per passare, negli anni ’80 e ’90, a cogliere il valore della differenza e delle differenze, prima fra tutte proprio quella di genere, per valorizzarne la ricchezza.
Ma come coniugare elementi “neutri” come autorità, autorevolezza, leadership allo specifico delle donne?
Aprile 2, 2007 alle 2:28 pm |
Bella riflessione sull’esercizio di leadership e autorevolezza al femminile! Concordo sul fatto che le donne agiscono spesso il “pensiero circolare” anche nell’affrontare temi e problemi di lavoro e leadership. C’è un termine inglese che a mio avviso sintetizza bene questa attitudine: “inclusiveness”. Agire l’inclusiveness significa appunto condividre e tenere conto delle esigenze a tutto tondo, degli interessi di tutti gli attori coinvolti. Ci farò caso d’ora in poi: le donne agiscono davvero più spesso questa “inclusiveness”?
Luciana
Maggio 31, 2007 alle 10:06 pm |
Ho riflettuto un po’, sulla leadership… Credo che in sintesi la definirei così:
L’uomo leader è uno che ha un sogno da realizzare e riesce a farlo diventare anche il sogno degli altri.
La donna leader è una che riesce a interpretare il sogno di altri. magari anche inespresso, che ci si appassiona, e riesce a condurli alla realizzazione.
Un esempio al maschile? Napoleone…
Un esempio al femminile (per restare dentro i confini francesi) Giovanna D’Arco…
Rifletterò ancora, ne vale la pena…
Elena