di Patrizia Rigoni
“Ci sono più cose in terra e in cielo di quante possa immaginare la nostra filosofia…”, dice Amleto a Polonio nella scena V della grande tragedia. E spesso questo verso mi torna in mente, mentre sono lì con la penna in mano, in mezzo ai gruppi di scrittura autobiografica che conduco da sei anni in questa mia nuova città d’adozione: Trieste. Città di frontiera, dove per mia fortuna al provincialismo dilagante delle piccole città italiane, possibile soltanto dove esiste un forte radicamento, anche economico, qui si viaggia sempre con i piedi sul mare, in perenne senso di disorientamento, perché non c’è terra, sotto le suole delle scarpe, e le generazioni si sono mescolate e si continuano a mescolare, e non solo le generazioni, ma le religioni, i ceppi di provenienza, le forme delle danze.