di Elena De Dionigi
Per professione mi occupo di marketing in ambito informatico e mi trovo spesso a dover fare i conti con chi usa il linguaggio e la forma espressiva con poco garbo e scarsissima sensibilità.
Vorrei ora condividere qualche riflessione sulla tendenza ormai diffusa di ricorrere al concetto di “aggressività” in molte azioni di marketing, caricandolo di un valore positivo che non ritengo affatto giustificato.
Un mio fornitore, donna, mi ha preannuciato con orgoglio la messa a punto di “una strategia aggressiva”, a cui avrebbe fatto seguito una “politica di vendita aggressiva”, promettendomi “prezzi aggressivi”…
Domanda: perchè mai abbiamo dimenticato concetti come “accattivante, allettante, conveniente, vantaggioso, convincente…”?
Perchè (e questo è il messaggio insinuante) crediamo di ottenere migliori risultati imponendoci, piuttosto che proponendoci?
Mi viene in mente una storiella dove il sole e il vento fanno a gara a chi riesce a strappare per primo il mantello a un viandante:… e più il vento soffiava e più il viandante si avvolgeva nel suo mantello tenendolo stretto; il sole sorrise e, tempo pochi minuti, il viandante si liberò del suo mantello…
Aneddoti a parte, credo che anche nel linguaggio, le donne si uniformino troppo spesso a uno stile e a modelli di comunicazione che seguono una logica assolutamente maschile, che confonde la determinazione con l’arroganza e l’incisività con la durezza.
Ogni lingua offre mille sfumature, innumerevoli possibilità di “fare breccia” nel proprio interlocutore e credo che le donne (che, per innata sensibilità, di sfumature son maestre) debbano per prime aver consapevolezza di questa straordinaria ricchezza e rifiutare di adeguarsi a uno stile di comunicazione che troppo spesso è solo indice di prepotenza.